Caro Gesù bambino…

Storie di Natale e Tradizioni

Caro Gesù bambino…

ricordo ancora le letterine che ti inviavo, ce la mettevo tutta nel ricamarle con mille stelline, angeli, fiori.

Erano preghiere, per essere sempre più buoni, più vicini agli amici senza essere superiori ma amandoli come fratelli per poter costruire quel qualcosa di meraviglioso in questo nostro piccolo mondo.

Di essere obbedienti e solidali per chi era più infelice e solo. Di essere presente negli ideali di libertà dalle oppressioni di potere, di vera giustizia per i più deboli e di perdono per chi ti ha ferito e fatto molto male.

Il Bambino è nato non solo per il bambino buono, in particolare per chi come oggi viene trasformato in macchina da guerra, razziato dalla sua infanzia e costretto a prostituirsi sul lavoro, nella scuola, sulle strade di periferia, dove vige sempre il prepotente, il branco con il suo capo, il predatore sulla fanciulla ingenua.

Il Bambino apre le braccia e sorride perché vuole che le Chiese si aprano al Mistero che è luce e dicano a ogni uomo di trovare la pace dentro di sé, di provare gioia nell’ascoltare l’amico e nell’abbracciare chi ha bisogno di perdono.

Gesù, ama tutti, tutti e in particolare i cuori innocenti dei bambini perché fate attenzione, sanno anche loro solo donare.

Caro Gesù bambino ti scrivo solo ora, perché il computer ci rubarono mesi fa ed ora è il mezzo più veloce per giungere nelle case dei bimbi di tutto il mondo. Sono con questo mezzo “d’imprestito”* per ricordare e raccontare alle bimbe e bimbi le mille storie dimenticate.

I nostri nonni, le nostre mamme ci raccontavano prima di dormire o quando eravamo malati, o mentre ci abbracciavano, coccolandoci, consolandoci quando la febbre era alta, le storie antiche che nei secoli mille voci hanno narrato e mai si son perse e mai si perderanno.

Raccontavano in mille modi la storia infinita di quel Bambino nato in quella mangiatoia e della sua stirpe, coperto di fieno e scaldato soltanto dal fiato di un’asina e da un bue possente.

Ricordo ancora la voce lieve di mia nonna, il racconto tramandato a mia madre e le mille meraviglie mentre la voce si perdeva nella stanza e diceva….

“In quel tempo l’Imperatore Augusto sancì un decreto ordinando il censimento di tutti gli abitanti dell’Impero romano. Questo fu fatto quando Quirino era governatore della Siria.

Tutti gli abitanti andavano a iscrivere il proprio nome nei registri e molti dovettero incamminarsi nei loro luoghi d’origine. Così fece Giuseppe e da Nazareth di Galilea partì e giunse a Betlemme, la città del re Davide, in Giudea. Accanto aveva Maria, sua sposa e nel frangente e dal lungo viaggio diede alla luce un figlio, il suo primogenito.

Non avendo trovato posto né in alcuna locanda, né in nessuna casa ospitale dovettero accontentarsi di una grotta che fungeva da mangiatoia per le pecore e gli animali. Amorevolmente Maria coprì come poteva la creatura e se la strinse al petto, rassicurandola, amandola in questo grande mistero che è la Vita.

Come sempre i pastori all’agghiaccio accudivano il loro gregge e vigilavano che nessuna bestia feroce l’aggredisse. D’improvviso una visione… ci fu un vento lieve di batter d’ali e di luce, li avvolse ed ebbero timore e meraviglia.

L’Angelo disse: Vi annuncio una bella notizia che coinvolge tutti i popoli, nella città di Davide è nato il Salvatore colui che libererà i popoli dalla loro schiavitù. Egli è il Salvatore, Il Cristo, il Signore. Andate ad adorarlo, egli dorme tranquillo nella mangiatoia tra un’asina e il suo bue.

L’Angelo si attorniò di mistero e le nuvole si trasformarono in angeliche visioni che intonarono: Gloria a Dio nell’alto dei Cieli e pace in Terra agli uomini che egli ama e a coloro che fanno la sua volontà.

I pastori si animarono mentre le visioni si allontanavano affievolendosi e corsero chi di qua chi di là e mentre raggiungevano Betlemme raccontavano l’accaduto a chi incontravano e facevano così partecipi di questo prodigio ignari uomini e donne.

Ecco Maria, Giuseppe, il Bambino, erano lì e inginocchiati i pastori adorarono la Meraviglia mentre Maria custodiva gelosamente e meditava gli avvenimenti e i fatti che erano avvenuti.

I pastori lodavano Dio nel ritorno verso casa e lo ringraziavano per quello che avevano udito, toccato e visto e dell’Angelo con la ghirlanda di fiori per ciò che aveva annunciato”.

Spero che in questi giorni si prolunghino i racconti, le storie e io possa in questo modo stare con tutti voi.

Mariapaola Meli

25 dicembre 2017

  • d’imprestito – parola sgrammaticata in uso comune tra i bimbi, per indicare in forma di sfida un qualcosa di non loro, rivevuto “in prestito” e per questo da non poter essere portato via da altri
Presepio di Natale
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